Sul progetto della lista “Potere al Popolo”



Da un mese sta circolando, cercando consensi, un documento in 10 punti (che si conclude con la frase “Noi ci stiamo, chi accetta la sfida?”), volto alla presentazione - alle prossime elezioni politiche - di una lista elettorale dal titolo “Potere al popolo”, promossa dall’OPG - Je so’ Pazzo di Napoli e  appoggiata dai socialdemocratici di Rifondazione e del P”C”I, dai neokeynesiani di Eurostop, da gruppi trozkisti e all’estero da Melenchon.

Il documento è un pasticcio indigeribile di populismo di “sinistra”, di mutualismo proudhoniano, di riformismo di destra, e, fondamentalmente, dell'idea di un “controllo e vigilanza popolare dal basso” dei territori della Repubblica e degli organismi e istituzioni borghesi che vi sorgono (municipi, istituti scolastici e sanitari, dormitori pubblici, ecc.). Tutto ciò equivarrebbe a “Costruire il potere popolare”.

Nell'Ottocento Bakunin, Proudhon, Weitling, gli anarchici e tutti i socialisti utopisti dell'epoca ingannavano i lavoratori e le masse popolari con utopistiche fantasie del genere, che, secondo loro, avrebbero rigenerato il mondo. Ci vollero, allora,  Marx ed Engels per spazzare via tutte quelle illusioni piccolo-borghesi e, con l'arma del materialismo storico integrato con la dialettica materialistica, porre i fondamenti incrollabili di un movimento operaio tendente alla rivoluzione per l'abbattimento violento dello Stato borghese, la creazione di un nuovo Stato del tutto alternativo allo Stato borghese, e l'espropriazione degli sfruttatori.

Per quanto riguarda il Novecento, l'antecedente storico del documento che stiamo esaminando e della sua ideologia di “riappropriazione” è il programma “Prendiamoci la città!” del gruppo operaista e movimentista Lotta Continua, che risale ad alcuni decenni or sono.

Quella di cui non si parla nel documento è la lotta fondamentale fra i capitalisti detentori del capitale e sfruttatori della classe operaia, da un lato, e gli operai, dall'altro. Al loro posto ci sono “i ricchi e i poveri”.

Dal punto di vista ideologico, ciò che soprattutto colpisce è la subalternità totale degli autori del documento al moderno revisionismo togliattiano e al mito della “Costituzione inattuata”.

Tutte le rivendicazioni pratiche del documento, anche quelle parzialmente condivisibili, sono legate all'obbiettivo generale della “attuazione” della Costituzione borghese del 1947 (quella Costituzione che sancisce la proprietà privata dei mezzi di produzione, la libertà di impresa, lo sfruttamento capitalistico del lavoro operaio).

La stessa subalternità alle istutuzioni borghesi la ritroviamo sul piano europeo, rispetto al quale i fautori del “potere al popolo” non riescono nemmeno a dire “Fuori dalla UE”!

Non potrebbe esserci abbaglio maggiore da parte degli operai di avanguardia che volessero appoggiare il progetto della lista elettorale “Potere al popolo”. Essa non farà compiere alcun passo in avanti sul piano della riorganizzazione di classe del proletariato, ma rinfocolerà le micidiali illusioni parlamentariste e gradualiste.

Non abbiamo bisogno di questi minestroni elettoralisti, ma di un fronte popolare basato sulla classe operaia, con un vero programma anticapitalista e antimperialista.

Noi marxisti-leninisti manteniamo fermissima l'indicazione che abbiamo dato in precedenti numeri del nostro giornale: Astensione e boicottaggio attivo delle prossime elezioni politiche borghesi! Nessun voto ai partiti borghesi e piccolo borghesi! Risparmiamoci nuove delusioni!

 

Da Scintilla n. 85 – gennaio 2018

 

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